La Magna Graecia (in greco Μεγάλη Ελλάδα) è un termine storico-geografico riferito
alle colonie greche del Suditalia e della Sicilia in epoca arcaica e classica.
Le prime colonie magnogreche vennero fondate attorno all’anno 750 a.C. in
Calabria, Sicilia e Puglia. Si costituirono nella tipica forma greca di stato-città
denominata „poli“ o al plurale „poleis“ (in greco πόλη, πόλεις), e mantennero
sempre degli stretti legami con le corrispondenti città materne e con la Grecia,
avendo il diritto di partecipare ai giochi panellenici. Città doriche erano
Τάρας (Taranto), Καλλίπολη (Gallipoli), Λόκροι (Locri), Συρακούσες (Siracusa)
e Γέλα (Gela), fondazioni ioniche erano Ρήγιον (Reggio), Νάξος (Naxos), Ελέα
(Elea) e Κύμη (Cumae), mentre achee erano Μεταπόντιο (Metaponto), Σύβαρις
(Sibari), Κρότων (Crotone) e Ποσειδωνία (Paestum). Tra le diverse città greche
non regnava sempre la pace, esempio evidente è la distruzione di Sibari da
parte dei Crotoniati di Pittagora, o le frequenti guerre tarantino-messapiche.
Vicini e contemporanei dei Magnogreci erano i vari popoli osco-italici che popolavano l’entroterra e le montagne del Appennino, come per esempio i Bruzi della Calabria, i Lucani, gli Apuli e i Sanniti che abitavano l’Appennino lucano-campano e i Campani, popolo derivante dai Sanniti, insediato nella pianura campana. Nelle terre di Bari e di Otranto abitavano i Peucezi, i Japigi e i Messapi, che però non erano italici bensì illirici, cioè provenienti dall’altra sponda del Adriatico. L’apporto culturale magnogreco nell’ambito italico è stato notevole, visto che la scrittura latina adottata dai Romani deriva dal greco-occidentale di Cumae. La fine del periodo magnogreco non venne per le frequenti guerre dei Greci contro gli Italici o i Messapi, ma per la politica espansionistica di Roma. Nel 272 a.C. Taranto e la maggior parte dei suoi abitanti venne distrutta dai Romani per essere insorta ed aver appoggiato Pirro nella guerra contro Roma. La Magna Graecia non ebbe però fine come entità ideale-culturale, perpetuandosi in Suditalia parte dei suoi costumi, della cultura e della lingua fino ai giorni nostri.

